Benvenuto Enrico, bentornato Paris Texas

by / 1 Comment / 759 View / 2 aprile 2016

Manca una settimana alla partenza della decima edizione del Gran Premio. Iniziamo la presentazione dei protagonisti. E partiamo da Enrico Palliaga e dal suo Paris-Texas. Per lui il GPI sarà la primissima regata Mini, non per la barca. Enrico è Sardo, ha 31 anni, è geologo di formazione. Ha discusso la sua tesi di dottorato (geologia marina, ovviamente) lo scorso 31 marzo. Lavora prevalentemente all’estero. In barca ci va da bambino, West Sardegna, nel suo Golfo, quello di Oristano. Inizia sulle derive: Optimist, 470 e, ci tiene a precisare, “da solo con una vecchia deriva che avevamo a casa“. Dopo la Mini Transat del 2013, tra un impegno e l’altro, si compra il datato ma glorioso prototipo e trova il tempo di sistemare la barca. Mini intervista.

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Enrico Paliaga a bordo di Paris Texas

Perché il Mini?

Dopo aver scoperto l’altura, grazie al Giro di Sardegna e il Giro d’Italia di Cino Ricci, cercavo la sintesi tra altura e solitario, era per forza il Mini. Siccome sono testardo almeno decido e sbaglio da solo… Ora però devo vedere se ci so andare, non ho mai navigato con nessun altra barca quindi non ho il minimo riferimento.

Oristano-Genova per Paris-Texas

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Arrivo ad Alghero dopo una prima tappa sportiva nel trasferimento tra Oristano e Genova

Come è andato il trasferimento? “In due tappe, con il mio grande amico e co-skipper Simone Balzano che non potrà essere con me al GPI dato che nessuno di noi due ha mai regatato in Mini e per le regate di categoria B serve un membro dell’equipaggio titolato con almeno una regata di categoria C o B. Lo farò quindi con Carlo Marongiù anche lui come me del Sant’Efisio Sailing Team, (ovvero la mente organizzativa delle regate Sarde del 2015, Ndr).

Prima tappa: Oristano-Alghero 50 miglia con 25 nodi di tramontana, quindi bolina dura, primo stress test per barca ed equipaggio superato quasi indenni. Seconda tappa Alghero-Genova 220 miglia senza mai avere più di 10 nodi di vento . . . Ci abbiamo messo 58 ore, ma almeno era alle portanti e si viaggiava comodi. Riccardo Cao e Carlo Marongiu del Sant’Efisio Sailing sono figure chiave, mi aiutano e consigliano in tutto vista la mia inesperienza, dalla cambusa alle questioni tecniche di bordo. Insostituibili!”

In modalità “Io speriamo che me la cavo”

Le prime impressioni sono che i Mini sono barche atipiche, si portano in maniera diversa dalle altre, le ore di navigazione che ho accumulato sono poche e senza mai avere un riferimento esterno quindi non so se e quanto posso aver fatto bene. Spero di arrivare pronto mentalmente dato che mi son reso conto che è indispensabile esserci con la testa quando tiri forte al largo ma soprattutto spero di mettere in saccoccia le 500 miglia qualificative per una ipotetica futura transat . . . Insomma, arrivo da pivello in modalità “io speriamo che me la cavo” però ho voglia di capire e scoprire come funziona il gioco, e ovviamente sempre safety first!

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Una delle prime uscite di prova di Enrico con il suo Mini

Paris-Texas, un altro prototipo vintage per l’Italia

E così, un altro prototipo vintage è approdato sulle coste del Bel Paese. C’è un semplice motivo in questa tendenza: il denaro. Un prototipo vintage costa molto meno rispetto a un Mini di Serie nuovo e competitivo. Leggi i nuovi mostri Ofcet e Pogo 3 (circa 100.000 euro il costo di quest’ultimo armato-stazzato-ivato come si deve, ho sentito dire a Douarnenez). E poi c’è la passione, la voglia di fare, di provare, di imparare, in cantiere poi in mare, di mettersi in gioco da parte di tanti ragazzi e non.

Da Genova a Trieste passando per Ichnusa.

Un po’ di storie

Difficile trovare più vintage di Paris-Texas: progetto Finot&Conq, costruito da AMCO (cantiere fondato da Thierry Fagnent e Yves Le Blevec nel 1989). Un primo varo nel 1991 e a seguire tante miglia, tante regate. La sua storia completa la troverete nel fantastico repertorio Histoire des Halfs e non solo. A bordo ha navigato altra gentaccia come Jean-Luc Nélias, Catherine Chabaud che forse qualcuno ha sentito nominare, non si sa mai. E tanti altri fino a certo Ludovic Méchin, precedente armatore del numero 5.

Vedi, vini, vici il GPI, Ludo 2013

Nel 2013 Ludo era passato in Italia. Aveva vinto il GPI davanti all’americano Jeffrey MacFarlane in coppia con il nostro Andrea Fornaro. I due correvano a bordo di un prototipo più giovane di oltre vent’anni. Moralità: le regate lunghe in Mediterraneo sono complicate specie con le ariette, è vero, ma sopratutto vecchia barca quando portata bene può fare buon gioco.

Due Mini Transat, un’odissea, una regata

La Mini Transat 2013 di Ludo? Un’odissea. Pala del timone rotta, buco nello scafo, volante strappata via nella discesa fast and furious lungo le coste del Portogallo. Prima sosta tecnica forzata in Morocco, a Rabat. Sistema tutto, compreso qualche problema amministrativo con le dogane. Riparte, nuova sosta a Lanzarote. E riparte. Arriva finalmente in Guadalupa, fuori tempo massimo, ma arriva. Si guadagna il Ti’Punch di benvenuto, soprattutto tanta stima dalla tribù. Così può rilanciare un altro giro. Per la Transat del 2015, questa volta con Eva Luna (prima regata ufficiale sempre il GPI, prima edizione quella del 2007 con Isabelle Joshcke). Nella prima come nella seconda tappa, dà filo da torcere a tutti (prue tonde, prototipi più recenti a spigoli), compreso a Zambelli tra Canarie e Guadalupa. Regala un bel po’ di stress a chi segue la regata da terra, anche perché, nel finale la sua balise di posizionamento è andata in modalità stealth, proprio quando Michi doveva controllare l’inglese Luke Perry e gli altri tra cui Ludo… Bravo Ludovic Méchin, buon vento per il seguito. Benvenuto ad Enrico Paliaga, ben tornata Paris-Texas.

(Le foto di questo post sono rubate dal profilo FB di Enrico)

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